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Schiave dalla romania dietro ai Pomodori Italiani, se ne è parlato anche in Europa

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Qui sotto riportiamo parte di un' intervista fatta dalla signora Dumitrache, in cui racconta alcuni particolari relativi alla tratta delle schiave rumene utilizzate in Sicilia per raccogliere i pomodori. Questa è una storia di profondo sfruttamento, una storia che spiega come i diritti umani siano totalmente schiacciati davanti alla voce soldi. Un' ingiustizia totale, i controlli da parte delle forze dell'ordine e da parte della politica europea devono essere totali, non è giusto che delle persone siano costrette ad un livello di sfruttamento cosi profondo, totale.

Dobbiamo riportare i diritti dei lavoratori al centro della discussione, non possiamo pensare che certi settori come l'agricoltura e l'assistenza agli anziani siano totalemente privi di diritti e totalmente privi di controlli.

Controllare la legalità quando parliamo di lavoro vuol dire tutelare i cittadini e non solo quelli che lavorano ma anche quelli che consumano, non possiamo accettare questa situazione barbarica come se nulla fosse.

“Tutto comincia in Romania”, racconta Dumitrache, presidente dell’Associazione delle donne romene in Italia” (Adri), “a Botosani, in una delle zone più arretrate del paese, da dove le donne hanno cominciato a emigrare nel 2007. L’esodo non si è mai interrotto. Vanno a raccogliere i pomodori in Italia, a Ragusa. E spesso partono senza sapere a cosa vanno incontro. Quello che è più triste è che anche quando qualcuna di loro riesce a scappare da quell’inferno, finisce sempre per tornarci, obbligata in qualche modo dalla spirale dei debiti, dai vicini a cui ha chiesto un prestito, e che la spingono a partire di nuovo per riavere i loro soldi”.

“La forza lavoro che arrivava dalla Romania era più la accomodante, la più disposta ad accettare compromessi”, spiega Silvia Dumitrache.

“Le donne romene sono già tenute in una sorta di stato di schiavitù dai loro uomini, vengono picchiate… Molte di loro se ne vanno dalla Romania proprio per sfuggire a queste violenze. Raccontano che, anche se sono sfruttate, almeno in Italia guadagnano qualche soldo. Poi c’è un altro aspetto: in questo tipo di lavoro, se accettano le richieste di favori sessuali da parte dei padroni, possono tenersi vicini i figli, mentre se dovessero fare le badanti non sarebbe possibile”

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